Le origini della musica strumentale e vocale

le origini della musica
Etnomusicologia

Le origini della musica strumentale e vocale

Le origini della musica secondo Andrè Schaeffner

le origini della musica strumentaleCome ha iniziato l’uomo a fare suoni e a definirli musica? Antropologicamente, da dove nasce questo tipo di espressione umana?
Andrè Schaeffner parla di origini corporali della musica strumentale e di canto in termini di linguaggio.

Si è spesso pensato, grazie anche ad opere di autori come Sachs (che hanno dato inestimabili contributi alla nascita della ricerca etnomusicologica), che in linea generale la musica abbia tratto origine dal tentativo umano di imitazione vocale di suoni naturali, facendo in sostanza derivare la musica strumentale da quella vocale.

Schaeffner, nella sua opera “Origine degli strumenti musicali”, propone invece un’interessante teoria che suddivide le due categorie di musica strumentale e vocale facendole derivare da elementi differenti: il canto sarebbe collegato ad aspetti linguistici verbali mentre la musica strumentale deriverebbe da elementi coreutici.

Scrive Schaeffner:

Appare evidente che l’origine della musica sia da ricercarsi nel corpo umano […] da una parte il canto, prodotto, così come il linguaggio, dall’apparato vocale; dall’altra la musica strumentale, nata, con la danza, dal movimento del corpo. Ben lontani dal porre vaghi problemi di origine e di precedenza, cogliamo due coppie tra loro simmetriche: linguaggio e danza, canto e strumenti. […] L’uomo batte il suolo coi piedi o con le mani, percuote il suo corpo in cadenza, lo agita parzialmente o interamente per animare gli oggetti e gli ornamenti sonori che indossa. Queste sono le prime musiche strumentali senza dubbio esistite

Ad una rapida lettura, sembrerebbe quindi possibile ipotizzare che, nell’evoluzione antropologica dell’attività musicale, canto e musica strumentale siano andati avanti parallelamente senza avere per forza origini dipendenti l’una dall’altra.

Sempre Schaeffner sottolinea:

Riteniamo con troppa sicurezza che in ogni tempo l’uomo abbia sempre fuso in una stessa arte voce e strumenti”. Cerchiamo quindi di capire qual è la sua visione riguardo la musica vocale.

Le origini della musica vocale

le origini della musica vocaleIn questo caso Schaeffner lega le origini del canto alla funzione vocale del linguaggio parlato, le infinite articolazioni dello strumento voce derivano per lui dalla capacità articolatoria che si sviluppa in modo differente nelle varie lingue parlate. Dice a riguardo:

Riflettiamo sull’infinità di timbri che in una stessa lingua sono prodotti dalla diversa risonanza delle vocali, dalla frizione o dalla vibrazione delle semivocali, dall’effetto percussivo di alcune consonanti: l’elasticità dell’apparato vocale supera in tal modo, di gran lunga qualsiasi risultato a cui, fino ad oggi, la meccanica può aspirare. All’esistenza di un certo sistema fonetico proprio di una data lingua deve corrispondere un modo spesso particolare di cantare.

Quindi la voce cantata si caratterizza per la sua grande varietà di timbri e l’agilità nel gestirli, mentre gli strumenti si distinguono per maggiore capacità di estensione e simultaneità di suoni. La voce può oscillare dal parlato al cantato al declamato mentre lo strumento

Privo delle duttilità dell’apparato vocale, […] ha soltanto casuali effetti di vibrato o di glissando […] che si prestano ad una falsa e fuggevole sensazione vocale. Ancora una volta ci appare chiaro con quanto poco successo lo strumento si sarebbe dedicato all’imitazione della voce[1].

Quindi voce e musica strumentale come funzioni distinte e parallele, nessuna origine in comune? Interessante chiave di volta è forse quella di stabilire quando il canto effettivamente smette di avere un così stretto legame con la parola di senso compiuto ed inizia a ricercare un fine strumentale.

[1] Schaeffner, Le origini degli strumenti musicali, Sellerio; Palermo

Confini tra canto e strumento: cosa ha osservato l’etnomusicologia?

Grazie a molti esempi chiari sin dalle origini della ricerca sul campo etnomusicologica, possiamo attestare che, anche se nati autonomamente e con sviluppi indipendenti, la voce cantata e la produzione di suono strumentale sono profondamente unite nel campo più ampio del concetto di musica.

In alcune tecniche vocali è infatti possibile rintracciare chiari segni di vicendevole contaminazione, in particolare nei casi in cui la parola cantata cede il passo al solo suono cantato. Schaeffner ci riporta alcuni estratti della ricerca di Tricon[2] parla di “tremolio continuo” nel canto degli Annamiti, imitato con la stessa oscillazione anche sui loro strumenti a corda; e ancora cita padre Joseph van Oost[3] in riferimento al vibrato dei Mongoli del sud, osservabile sia nel loro canto che nel fischio:

Quando il Mongolo canta, cerca di ottenere dalla propria voce un vibrato eccessivo […] espressione artistica che si sforza di rendere non soltanto quando canta ma anche nel suo fischio”; questo stesso suono viene prodotto anche da una sorta di flauto (bishur), i Mongoli quindi devono forse questo suono all’imitazione dello strumento?

 

le origini della musica indù

Il Nyastaranga indù è ancora più chiaro: si compenetra del tutto con la voce; simile ad una trombetta di rame, questo strumento viene appoggiato (da solo o in coppia) sul collo, si tratta di produrre una sorta di humming amplificato da questo strumento caratterizzato dalla presenza di otto/nove piccoli fori e ricoperto da una membrana che entra in risonanza con l’emissione vocale.
Un po’ ovunque ritroviamo la pratica di percuotere la laringe con la mano per produrre il tipico youyou africano (tipico canto femminile). Ancora altrettanto note sono le ripetute consonanti ch o sff prodotte in molte espressioni corali attraverso l’enfatizzazione dell’espirazione e dell’inspirazione (ad esempio presso i Canachi e i Maori).

[2] Tricon e Bellan, Chansons cambodgiennes.

[3] P.Joseph van Oost, La musique chez les Mongols des Urdus.

Indipendentemente uniti

Di esempi simili a quelli appena citati possiamo trovarne veramente molti (fischi e tamburi parlanti africani, espressioni cantate con parole onomatopeiche o no sense legate ad formulari esoterici…); in conclusione possiamo dire che canto e produzioni musicali strumentali hanno probabilmente origini antropologicamente autonome, ma ovviamente, nella inevitabile unità delle espressioni umane, si fondono in infinite interessanti occasioni.

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